Raccontare la storia di una prelibatezza come il carciofo
passa attraverso i tanti nomi con i quali viene indicato. Si arriva addirittura ad indicare una persona piena di sé, che
ostenta e si pavoneggia come uno che "si
senti cacòccila". Ma nel linguaggio parlato manca la dizione più
interessante, e cioè capòzzula che è quella che dà l'etimo: cioè "caput", il capo, la testa, a voler
significare come questo ortaggio frutto dell'amore, della sapienza e
dell'esperienza che ogni giorno le nostre famiglie, i nostri produttori e i
nostri contadini mettono nel lavoro di una terra fertile, la
straordinaria terra di Ramacca, sia veramente il capo, la guida, il re della tavola e della
salute. In cucina i carciofi
non sono secondi a nessun altro ortaggio per il
numero di ricette che partendo dall'antipasto arrivano al dolce. Esiste tutto un fascino, un
modo di vivere, un costume, attorno al carciofo:
non è solo cibo, ma soprattutto un ottimo motivo, tenendo qualcosa in mano, per bere un buon bicchiere di vino, tra amici... tra buoni amici.